Sull’ottovolante della memoria con Taylor Decker

Taylor Decker

Ricorderete tutti quando dopo la vittoria contro i Minnesota Vikings, di cui salutiamo ancora con affetto eventuali tifosi all’ascolto, Dan The Man chiamò a raccolta quella che lui stesso definì la vecchia guardia: Tracy Walker, Frankone, JRM e pure Don Muhlbach, attualmente assistente agli Special team.

Ma il primo nome che DC fa e con pieno merito è quello di Taylor Decker, attualmente l’unico giocatore della classe 2016 ancora attivo e ancora a Detroit, dove ha trascorso tutta la sua carriera.

Ora Decker ha avuto l’occasione di ripercorrere il suo viaggio con tutti alti e bassi del caso grazie ad una conversazione con ESPN.

Si parte proprio dalla notte in cui Decker viene selezionato come primo Pick dell’era Quinn con il GM che gli dice

> You should be the next left tackle here for the next 10-15 years.

(Quinn, con tutti i suoi difetti, si intendeva dei lineman)

Per passare alla conclusione del suo primo anno a Detroit, record positivo e apparizione ai Play off.

> Well, that should be the floor for expectations

Sappiamo tutti come è andata invece prima con il licenziamento di Jim Caldwell (una sorpresa per Decker) e l’arrivo di un candidato caldo, come dice sempre Decker, dai Patriots in Matt Patricia.

Forse sorprendentemente, TD è abbastanza tenero con la gestione precedente, esprimendo sorpresa per i licenziamenti nonché la sua frustrazione per il fatto di non aver ottenuto credito per le vittorie ed i miglioramenti ma per di aver trasmesso la sensazione di essere sull’orlo del baratro.

(il che prova una volta di più quanto il sentire di uno spogliatoio possa essere diverso da quanto pensiamo e vediamo noi dall’esterno).

Decker considera sia questo momento che il licenziamento di Nonno Jim come la prova che la NFL sia davvero un affare spietato.

Rapidamente, si arriva all’era attuale di cui il veterano LT dettaglia le sue sensazioni dal momento dell’irrituale, ma energizzante, conferenza stampa di presentazione di DC alla sconfitta dolorosa dello scorso Gennaio contro i 49ers, passando per la vittoria in Division con cui abbiamo aperto e quella prima vittoria ai playoff che i Lions inseguivano da trent’anni (anche per Decker il fatto che sia arrivata proprio contro i Rams di Stafford è poetico ma secondario. L’obbiettivo è sempre sulla squadra e sulla città).

Una cosa che voglio sottolineare è come Decker e la squadra tutta sappiano quello che può sembrare un luogo comune ma è una verità assoluta per il football americano: le partite, specie a quei livelli, si giocano attorno a quei quattro, cinque momenti decisivi. Chi riesce a prevalere in quei momenti, vince la partita.

Un ritornello che ho sentito per la prima volta ai tempi di Caldwell ma che è sicuramente un mantra che attraversa la NFL ad ogni livello ma che noi tifosi scordiamo troppo spesso: la differenza tra un completo, magari un TD, ed un incompleto, magari un intercetto, si misura spesso, spessissimo in poche decine di centimetri. Puoi fare tutto correttamente al 99% e, per quell’un per cento trascurato, perdere la partita. Questo ripetuto ogni domenica.

Abbiamo visto come è andata questo inverno, appunto, ma Decker punta decisamente l’obbiettivo su questo: la maggior attenzione al dettaglio ha permesso ai Lions di passare dallo stato di bei perdenti, come anche nel 2021 e per buona parte del 2022, a quello di squadra da battere nella Lega. Sempre questo resta l’elemento da migliorare ancora ed ancora per fare il salto definitivo, limando ogni dettaglio.

Dacker decisamente ha questo concetto come prioritario e credo che tutta la squadra (e noi tifosi) possiamo essere sulla stessa lunghezza d’onda per arrivare a mangiare quell’intera enchilada che il loro coach sospira.

Sicuramente, la lettura dell’articolo completo vale il tempo speso rispetto a questo rapido riassunto che vi ho presentato.

Enjoy!


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