Recap 2/24: Senza punti non si vince (Buccaneers 20-Lions 16)

Se vi dicessi che i Bucs hanno avuto 216 iarde di attacco contro le 453 dei Lions, con un due terzi down su dieci convertiti in tutta la partita contro 7 dei Lions compreso un 4 su 5 nei quarti tentativi, cosa potreste pensare?

E che la difesa ha messo ha segno cinque sack, limitando l’attacco avversario a 6 punti nei primi due possessi malgrado l’ottima posizione di campo degli avversari nel secondo caso e che i Buccaneers hanno messo a segno venti punti, senza riuscire a correre in modo efficiente per tutta la partita?

Esatto… Sembrano gli ingredienti giusti per una seconda vittoria, anche comoda.

Ed invece, i Lions hanno perso soprattutto a causa di un terribile 1 su 7 in end zone e complici un play calling zoppicante ed un paio di pessimi (ed inusuali) errori di gestione della partita da parte di Dan Campbell.

C’è voluto anche un Jared Goff esitante come non si vedeva da tempo, impreciso e troppo fissato sulla prima opzione nonché incapace di rischiare nel finale, quando era chiaro che sparacchiare in end zone era un’alternativa migliore al sicuro turnover per down.

È un vero peccato perché la difesa per la prima volta in eoni è stata al limite del dominante con Hutchinson con 4. 5 sack a fermare drive avversari e DJ Reader inaffrontrabile lì in mezzo. C’è ancora del lavoro da fare nella secondaria, specie per le comunicazioni, ma certo il doppiopesismo degli arbitro non aiuta. Al riguardo: il candidato confronti la penalità da 41 iarde fischiata a Terrion Arnold e l’intercetto subito da Goff dopo che Jameson Williams subisce una perquisizione in campo a livello retata antidroga.

Malgrado, appunto, il fisiologico la difesa ha dato un sacco di occasioni ad un attacco irriconoscibile, fuori sincrono e senza un’identità accettabile.

Vabbè essere sotto ma non si può chiedere a Goff di lanciare 55 volte (per fargli trovare ritmo?), correre 24 e pretendere di vincere.

Non si capisce perché giocare tutti quelli screen in redzone (pure consecutivi) o, forse la prima volta in due anni, forzare la palla a ARSB invece di cercare il ricevitore libero, il che ha comportato la sparizione dal tabellino di Sam LaPorta e Tim Patrick (tanti snap ma pochi bersagli per l’ex-Broncos).

Ci sarà da farsi un bell’esame di coscienza che, del resto, è già iniziato e che si spera si estenda a tutti i livelli.

Del resto, come dice Jared Goff, se il primo a prendersi le sue responsabilità è il boss, farlo è un po’ più facile anche per tutti gli altri.

E di responsabilità da dividere ce ne sono molte: non solo quello che ho già scritto ma anche alcuni problemi in pass protection dove Ragnow (pare un’eresia scriverlo) sembra meno efficace dello scorso anno e Zietler non è perfetto. Anche l’idea di spostare Glasgow a sinistra non sembra essere stata una genialata, visti i primi ritorni.

Ovviamente, non è il caso di mettersi a parlare di panchinamenti, bust o rivoluzioni immediate. Siamo alla seconda partita, il talento resta e lo spazio per sistemare le cose c’è anche e soprattutto perché la difesa ha mostrato la capacità di tenere la squadra in partita contro tutte le avversità, stenti dell’attacco compresi.

Brian Branch è sembrato un giocatore ritrovato rispetto alla prima contro i Rams con un pick, un passaggio difeso in endzone e cinque tackle.

Di Hutchinson monumentale con 4.5 sack, non possiamo dire nulla se non “Grazie Jacksonville” una volta di più ma tutta la D-line sembra aver ricevuto abbondanti benefici dalla curatela di Terrel Williams (come DC aveva predetto).

Jack Campbell ha ancora qualche sbavatura in copertura (il che non è bene) ma Derrick Barnes come SAM vale tanto ora quanto pesa.

In generale, le statistiche ci dicono che in una partita normale, Tampa Bay non sarebbe dovuto nemmeno andar vicina alla vittoria ma una partita dove un drive con due quarti down convertiti termina con un punt è tutta tranne che normale.

Ovviamente c’è un sacco di cose da sistemare ed il fatto che i prossimi avversari, i Cardinals, abbiano appena malmenato la squadra che abbiamo sconfitto di misura alla prima giornata non lascia molto tranquilli ma una contender per essere tale deve saper trovare soluzioni e farlo in fretta.

Il ruolino di marcia di questi anni ci potrebbe tranquillizzare ma i progressi vanno giudicati sul campo.

Qualche ultima considerazione prima di concludere:

  • si parla molto dell’amnesia di fine primo tempo quando DC o chi per lui ha fatto entrare in campo lo special team per il calcio prima che Goff facesse lo spike, con il risultato di generare una penalità per too many man e relativa fine del primo tempo. Una cavolata inscusabile ma una cavolata. Personalmente sono molto più preoccupante la decisione di puntare dalla 48 avversarie invece di far provare Jake Bates da oltre le 50. Capisco che la difesa stesse giocando bene e che quindi rinchiuderli in fondo alla propria metà campo avesse il suo senso ma in una partita così tirata, anche quei tre punti avrebbero potuto fare la differenza (e magari la difesa difendeva anche il campo corto, tutto considerato).

  • Non vorrei che Ben Johnson, nel tentativo di stare davanti alla concorrenza, abbia deciso di superarsi in astuzia da solo. Il nuovo playbook non assomiglia molto al vecchio playbook e sono sparite alcune delle basi dello scorso anno. Forse sarebbe il caso di tornare alle basi.

  • Battere tre volte una squadra in 15 partite non è impresa facile.

  • Il football di Settembre è ricco di allucinazioni. Un detto recita che le squadre buone vincono in Novembre e Dicembre mentre le squadre mediocri vincono a Settembre ed Ottobre. Non è del tutto vero (una W è una W) ma teniamolo a mente questa settimana.


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