
I Lions superano con tre vittorie un’altra striscia molto difficile con tre partite in undici giorni con due divisional.
Certo, non è stato né facile né elegante ma non era previsto né tantomeno necessario.
Del resto, è dura ricercare il bel giuoco quando hai una difesa con un front Seven nel quale, nel secondo tempo, solo un giocatore aveva fatto il training Camp con la squadra (Jack Campbell, santo subito) mentre gli altri erano appena rientrati da infortunio o arrivati letteralmente in corsa, avendo appena avuto il tempo di dare una rapida scorsa non dico al playbook ma anche solo alla terminologia usata fa Aaron Glenn.
Ci si poteva aspettare che uno dei supposti migliori attacchi della NFL, guidato dall’ennesimo talento generazionale scovato da Green Bay avesse vita facile contro questa armata Brancaleone di special teamer e reclamation project con un gran futuro dietro le spalle (fino a giovedì, almeno).
E invece… Invece nel primo tempo, l’attacco di Jordan Love riesce a mettere sul tabellone solo sette punti grazie all’efficace Josh Jacobs mentre l’attacco dei Lions contro una difesa più rognosa di quella vista negli ultimi ultimi anni riesce lo stesso a mettere assieme 17 punti con i sempre presenti David Montgomery e Jahmyr Gibbs, a cui Jake Bates aggiunge altri tre punti dopo un fumble recuperato in zona d’attacco da David Long ( David chi? Ecco.)
Nel secondo tempo, i limiti della difesa iniziano a venire fuori, l’attacco prova a proteggerla ma prima un intercetto di Jared Goff molto classico (palla forzata su lancio veloce con il DB che salta di fronte al ricevitore designato) e per l’ennesimo tentativo di convertire un quarto down nella propria metà campo, rischioso e fallito per un blocco mancato, rara avis, da Penei Sewell regalano ai Packers due buone posizioni di campo che non vengono sprecate e conducono Green Bay fino al sorpasso per 28-24.
Non che Goff ed il suo reparto facciano una grinza ed il secondo TD per Tim Patrick (strameritati per il lavoro compiuto in questi mesi) riporta i Lions sopra di tre punti.
La difesa è in evidentissimo debito d’ossigeno ma trova la forza per un ultimo ruggito in redzone, suggellato dall’ottimo tackle in campo aperto con cui Ezekiel Turner (chi? Ecco.) pianta la faccia di Jordan Love nel sintetico del Ford Field costringendo Green Bay al Field Goal del pareggio.
Sul cronometro restano tre minuti e trentotto secondi, un’eternità che i Lions macinano sotto la guida di un Jared Goff magistrale direttore d’orchestra fino ad arrivare sulle trenta con alcuni pollici da prendere ed un quarto tentativo.
Calciare vorrebbe dire restituire la palla ai Packers sulle trenta, senza timeout ma con ancora quaranta secondi circa da giocare ed una difesa in evidente difficoltà. Una pass interference o un semplice errore difensivo sul profondo sarebbero più che sufficienti a spalancare la porta ad un supplementare con tutte le incertezze del caso, se non peggio.
Dan Campbell non esita e decide che, se deve tentare la sorte, è meglio farlo con i suoi uomini migliori in campo e si va a giocare il quarto down.
Una scelta che sembra un disastro quando Goff inciampa in uno degli uomini di linea e cade ma il QB si allunga riesce a completare l’handoff per David Montgomery che prende altre sette iarde e, soprattutto, permette a Jake Bates, sempre freddo quando la palla scotta, di calciare il Field Goal del 31-34 mentre il tempo scade.
Nessuna replica è possibile per Jordan Love e Matt LaFleur. Per la seconda volta consecutiva i Lions battono i Packers e rifiutano testardamente di riaprire i giochi per le inseguitrici
Onestamente, le vibrazioni, il mood o come lo vogliate chiamare non erano altissime per questa partita. I Lions avevano una difesa decimata dagli infortuni, avevano vinto con i Bears grazie anche e soprattutto ai loro demeriti e avevano avuto pochissimo tempo per rifiatare.
Ed, invece, siamo qui a commentare la prima striscia vincente di 11 partite nella storia della squadra, l’accesso anticipato alla postseason e festeggiare uno sweep in division che vale tanto oro quanto pesa, il tutto ottenuto resistendo di più degli avversari e convertendo quando il pallone inizia a scottare davvero.
Non solo le quattro conversioni su cinque al quarto down ma anche i sette terzi down convertiti su quindici contro le una su cinque degli avversari che rendono evidente la concretezza della squadra di Dan Campbell contro degli avversari. Avversari che hanno fatto una bella partita ma senza riuscire a concretizzare poi molto, se non partendo in posizioni favorevoli e quando i limiti della difesa messa faticosamente in piedi in questa settimana stavano diventando evidenti, specie quelli aerobici.
Ovviamente si può stare a discutere per ore sulla decisione presa da Campbell. Onestamente, non vedo errori nel processo decisionale visto che i limiti di una difesa tirata oltre il possibile erano evidenti. Sicuramente se fosse andato tutto storto, le critiche sarebbero state una tempesta ma, ugualmente, l’avrei trovata una scelta comprensibile. Al massimo avrei avuto riserve sull’esecuzione come per il quarto down precedente (molto più arrischiato e che infatti ha portato a sette punti per gli avversari) o la scorsa settimana.
Non ho intenzione, invece, di discutere dell’arbitraggio magari con qualcuno che non sa come funziona neppure una regola base come il down by contact nella NFL. Per il resto, normale partita NFL con alcune chiamate dubbie in ambo i sensi.
Note varie
- Inevitabile e sempre gradito, lo spogliatoio post partita.
-
Stavolta parto dalla difesa. Oltre al già citato Ezekiel Turner, gran partita di Pat O’Connor che deve sostituire Alim McNeill e crea disastri (per gli avversari) là in mezzo. Il suo compare è Myles Adams che in una partita mette a segno il 10% delle sue statistiche precedenti su PFR. Due scelti in rappresentanza degli altri, tutti che hanno lasciato tutto, forse anche qualcosa di più, sul Ford Field per una squadra che li ha chiamati solo pochi giorni fa. Cultura e cuore.
-
Jared Goff diventa il primo giocatore nella storia della NFL con almeno cinque completi a sei giocatori diversi. Perfetto nel quarto periodo con la partita è n bilico. I fenomeni saranno pure altri ma lui va più che bene per la f*ttuta Detroit.
Spreading the wealth 💰
— Detroit Lions (@detroitlions.bsky.social) 2024-12-06T18:57:32.090Z
-
Ritorno al TD, anzi al doppio TD per Tim Patrick arrivato da Denver dopo una strada piena di infortuni e che si è guadagnato sul campo il suo posto. Proprio quello che voleva. E nel compleanno del padre recentemente perso.
-
Partitona di Dan Skipper. Onore al merito.
-
Carlton Davis e tutto il backfield hanno faticato come muli per tirare la carretta contro un reparto di ricevitori talentuoso e ci sono tutto sommato riusciti.
-
A proposito, il trash talking meglio farlo dopo. Quando si spara, si spara. Non si parla, ammoniva Tuco maestro di vita. Altrimenti si rischi di flexare come Tucker Kraft solo per poi…
https://x.com/SpeakEZsports_/status/1864868751847432494?t=Z8vzPf-YvO3IP1YxPzizxA&s=19
Bono il conigliolo con le olive, in una nota totalmente non correlata con le precedenti affermazioni
Ora minibye decisamente necessario, anche solo per rifiatare ed uno Stretch finale in cui nessuno farà sconti e senza aspettarsi favori.
It takes more.