Frank e quello che verrà.

Frank Ragnow alla firma del contratto.

Ripresi dal colpo del ritiro di Frank Ragnow?

Non credo. Frank è stato una colonna della squadra fin dal momento del draft, anche per la scellerata tendenza della scorsa gestione a spedire in campo i rookie in posizione di responsabilità che fossero pronti o no.

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Frank, per sua fortuna e pure nostra, era pronto ed ha dato subito il via ad una carriera da perenne probowler, spesso giocando ad un livello ben superiore a quello della squadra. È rimasto legato ai Lions malgrado sei anni duri, senza nemmeno arrivare ai playoff ed è stato una parte fondamentale della nuova cultura, del resto ha giocato malgrado una serie di infortuni che sembra, per dirla con Nick Beaungard di The Athletic, la lista della spesa che una storia medica. Sempre andando in campo e giocando a livelli eccelsi quando avrebbe dovuto essere in convalescenza.

Ahimè, la candela che splende di più, brucia più un fretta e già nel 2023 avevamo avuto le prime voci di ritiro.

Il che non è necessariamente un male, visto che il preavviso ha dato tempo alla squadra di farsi trovare preparata, sicuramente in una condizione migliore del 2024.

Il front office avrebbe potuto fargli un’offerta che non si può rifiutare? Forse.

Convertire una parte del contratto in garantito ed aggiungere un anno o due non dovrebbe essere troppo difficile.

Non credo, però, che il buon Frank fosse troppo interessato ad incassare senza poter a sua volta garantire il livello di gioco o la disponibilità (ci sono giocatori così, un esempio recente è Derek Carr).

I Lions probabilmente speravano di averlo con loro per un’ultima carica ma hanno avuto tempo e modo di esplorare le loro opzioni nel draft e nel libero mercato ed arrivano all’appuntamento in buone condizioni.

Ovviamente, sostituire un giocatore di questo calibro non è una passeggiata ma nel football spesso la struttura è più importante dell’eccellenza individuale o Calvin Johnson avrebbe più anelli.

Il trade up per Tate Ratledge sembra sempre migliore, con lo stesso che sta lavorando al centro dal minicamp dopo essere stato centro di riserva a Georgia.

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La chiave per lui sarà riuscire a tenere sotto controllo il pad level e non giocare troppo alto.

Se lo sviluppo di Ratledge dovesse stentare, i Lions hanno a roster due UDFA specializzati nella posizione in Michael Niese (33 snap giocati in emergenza la scorsa stagione) ed in Kingsley Eguakun che sta lavorando con la seconda squadra e piace molto alla squadra in prospettiva post-Frank già dallo scorso anno.

Tutto questo senza nemmeno considerare Graham Glasgow che non viene dalla sua migliore stagione ma resta un’assicurazione importante in panchina nonché una fonte di saggezza per i giovani.

Ripeto che ovviamente sostituire Frankone sarà una sfida e ancora di più sarà affrontare la stagione con una linea interna del tutto nuova ma Hank Fraley è ancora a Detroit ed è sempre riuscito a mettere in piedi delle linee giocabili con zero preavviso nonché a sviluppare un sacco di giocatori.

In più, Jared Goff non è più l’uccellino spaurito che arrivò nel 2021 dopo aver giocato come un’automa per un allenatore che gli scodellava la pappa pronta ma è cresciuto, grazie anche alla presenza di Ragnow, in un QB un grado di sezionare le difese e piazzare le protezioni motu proprio nonché di restituire il favore passando la sua saggezza ad un centro rookie nel Grande Cerchio della Vita.

Dal punto di vista economico, il fatto che la decisione sia arrivata dopo la scadenza del primo Giugno, dà ai Lions la libertà di come affrontare gli 8,4 milioni di cap garantito per il 2025 e 2026: possono sia spalmare il colpo nei due anni oppure assorbire tutto immediatamente, a seconda delle necessità della squadra.

A seconda della scelta fatta, i Lions avranno in cassa una cifra tra i 5,6 ed i 9,2 milioni per il 2025 in più rispetto ad oggi.

Non sarà una transizione facile ma, ad un primo esame, la squadra sembra essere arrivata preparata all’appuntamento e non essere stata presa alla sprovvista come in altri ritiri eccellenti della sua storia.

Happy Trail a Frank, che resterà sempre nei nostri cuori, ma sempre One pride.

Le buone squadre sono in grado di affrontare situazioni come queste (vedasi le Eagles lo scorso anno) ed i Lions restano un’organizzazione condotta bene.


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