
Che la decisione delle squadre di non portare a termine la partita di venerdì notte non fosse andata a genio ai patiti dell’over/under era già noto e già Raheem Morris aveva notato di non sapere se la NFL sarebbe stata contenta della decisione dei due HC.
Oggi Dan Campbell, non proprio molto volentieri visto che il terreno pare minato, è tornato in argomento per rispondere a domanda diretta.
Riporto direttamente:
Don’t do this to me, alright? So, Raheem and I agreed that that was what we were gonna do. We talked to, you know, [referee] Shawn Hochuli, [he] let us know the game is still on, and we communicated with each other. We told Shawn we’ll be taking knees and he said, ‘I understand,’ and that’s the way it went. And then the game was called.
Non farmi questo, bene? Quindi, Raheem ed io abbiamo concordato che questo è quello che avremmo fatto. Abbiamo parlato, dico, a Swhan Hoculi [l’arbitro], lui ci ha fatto sapere che la partita continuava, e abbiamo parlato tra di noi. Abbiamo detto a Shawn che ci saremmo inginocchiati e lui ha detto “Capisco” ed è andata così. E poi la partita è stata dichiarata conclusa.
Capisco che ci possano essere stati mal di pancia da parte della Lega, di alcuni sponsor e di qualche compagnia di scommesse (A proposito, qualcuno potrebbe pensare che non apprezzo l’industria delle scommesse. Stia tranquillo: ha pienamente ragione e dipende dal fatto che sono arido e noioso.) ma stiamo parlando di una partita di preseason arrivata al quarto periodo con i giocatori visibilmente scossi per un infortunio che avrebbe potuto avere gravi conseguenze, non a caso Lomas Brown che stava commentando alla radio era molto provato visto che aveva visto un compagno restare paralizzato per un contatto simile.
Per fortuna, non è stato il caso: Mo Norris si è riunito alla squadra oggi e pare essersela cavata “solo” con un brutta commozione cerebrale ma, sul momento, nessuno poteva saperlo.
Ovviamente, nessuno mi toglie dal capo che qualora ci fosse stato qualcosa in ballo non ci sarebbero stati santi (come in altri casi), anche se il caso di Damar Hamlin mostra che, ogni tanto, si possa superare la mentalità dello sport che non si ferma mai e questo non è certo un male.
Resto più che convinto che i coach abbiano fatto la scelta giusto e spero che i front office e le proprietà abbiano lo spessore (diciamo) per proteggerli da eventuali e stupide lavate di capo da parte dei poteri superiori.