Un ultimo sguardo alla stagione 2025.

Jared Goff  (16)viene rialzato da Craig Reynolds (13) al Ford Field durante una partita della stagione 2025

Premessa: la stagione dei Lions, viste specialmente dichiarazioni ed aspettative, è stata deludente.

Così deludente che mi ci sono voluti quasi due mesi ed un po’ di incoraggiamento su telegram, per trovare un po’ di voglia di parlarne a posteriori, staccando la spina dall’attualità che è più semplice da digerire.

Eppure, malgrado la delusione, dobbiamo tenere presente che la NFL è costruita appositamente per la parità. A meno di divisioni sbilanciate in modo patetico per la presenza di più organizzazioni disfunzionali, vincere titoli a manetta è un’impresa rara (e che non viene considerata a mio avviso quanto si deve visto che il focus è solo sul gran finale della stagione).

Malgrado ciò, un risultato che solo una decina di anni fa sarebbe stato definito tutto sommato soddisfacente (ricordate il football significativo a Dicembre?), lo stiamo tutti vivendo come una sconfitta epica il che è un evidente segno del cambiamento di mentalità e di aspettative che squadra e ambiente hanno avuto sotto la gestione Holmes/Campbell.

Perché la stagione passata ci stinge tanto? Immagino che uno dei motivi sia stata la relativa debolezza della NFL in generale, con un’AFC fiacca come poche volte (come dimostrato dal Super Bowl) ed una NFC incerta e priva di un dominatore.

Verissimo ma quello che, secondo me, rende così difficile da metabolizzare il 2025 e ci irrita così tanto è il fatto che i Lions sono rimasti fuori dai giochi fondamentalmente per colpa loro. In tanti momenti abbiamo parlato di “snodo critico”, “padroni del proprio destino” ed “ultima spiaggia” solo per vedere la squadra arrivare impreparata e priva del mordente che avevamo tanto apprezzato gli scorsi anni. Certo, restava la qualità di un roster ricco di talento ma le cose sono andate spesso storte e questo specie, ma non solo, nei momenti più topici, i terzi ed i quarti down.

Per Pro Football reference, i Lions hanno convertito 83 terzi down su 214 (38.8%) e 18 su 31 quarti tentativi (58.8).

Nel 2024, i terzi down sono stati 98 su 206 (47.6) mentre i quarti down convertiti erano stati 22 su 33 (66.7%).

Praticamente stiamo parlando di un 10% netto in meno di efficienza pura per l’attacco.

Per la difesa, il crollo è stato netto sui quarti tentativi 21 quarti su 32 (65.6) contro le 12 su 29 (41.4) della scorsa stagione [1].

Un dato che coincide esattamente con i miei ricordi, specie nel finale della stagione quando sembrava che la difesa non riuscisse mai ad uscire dal campo malgrado gli avversari non fossero mai in posizioni facile a meno che che l’uscita dal campo non fosse dovuta ad un home run messo a segno dagli avversari in situazione critica.

Nei miei ricordi particolarmente urticante resta la partita con gli Steelers, un concentrato di quello che non si può fare su ambo i lati della palla quando la tua sopravvivenza dipende da quel risultato.

Specie per la difesa, sicuramente una parte di colpa la possiamo attribuire agli infortuni mentre per l’attacco i grandi accusati sono due: il primo è John Morton, considerato radice di tutti i mali. Ora, Morton non si è assolutamente fatto benvolere con le dichiarazioni temerarie dopo la prima sconfitta con i Vikings e i vari beat writer concordano, sempre col senno di poi, che le sue preferenze ed i suoi metodi non abbiano aiutato specie la mancata cura dei dettagli come avevamo imparato ad apprezzare con il precedente OC ma anche dopo la sua degradazione sul campo, i Lions hanno continuato ad alternare prestazioni esplosive a sonore cilecche, prima del crollo finale dicembrino.

Facendo sempre il paragone con il 2024, i Lions sono passati da un’attacco che funzionava tipo un metronomo con crosser, varie corse di media portata ed una tendenza a restare il più possibile vicino alla proverbiale stick del primo down, prima di attivare la play action per una big play, ad un gioco che cercava più spesso l’home run o, almeno, di raggiungere in fretta l’endzone avversaria.

Probabilmente, molto ha influito il calo delle prestazioni della linea d’attacco, orfana di Frank Ragnow e costretta a reinventarsi in breve tempo con al centro Graham Glasgow che palesemente sperava di poter tornare al suo ruolo naturale di guardia destra. Se le prestazioni non sono state regolarmente pessime, le difese più agguerrite della NFL non hanno avuto problemi di metterli nel frullatore quando più contava.

La mancanza di quell’elemento al fronte ha costretto i Lions a cercare ossigeno (e primi down) nel gioco verticale, che fossero lanci o corse di Gibbs. Il problema del gioco verticale è che richiede di sostenere blocchi per lungo tempo o intercettare blitz ed il personale dei Lions non aveva le caratteristiche per farlo costantemente come quando aveva Ragnow (davvero, uno di una razza a parte) lì nel mezzo a dissenzionare blitz in millisecondi.

E qui, si apre un altro punto dolente: i Lions non sono stati adattabili in attacco e non parlo solo della tendenza ad incaponirsi su un tipo di gioco o un altro per mezza partita, parlo della capacità di rendersi conto in tempo (in effetti: prima degli avversari) che il livello di talento in una posizione era cambiato e che, quindi, se potevi richiedere lo stesso impegno, non potevi aspettarti lo stesso impatto.

Non puoi passare da LaPorta a Brock Wright ad Anthony Firkser in due settimane e continuare a chiamare gli stessi giochi, chiedendo a Firkser d eswsere LaPorta. Come non puoi chiedere a Glasgow di essere Ragnow.

In questo, Dan Campbell ha mostrato una certa hubrys ed è stato punito. L’arrivo di un nuovo OC che è abituato a cavare regolarmente sangue dalle rape immagino sia molto correlato a questo aspetto (bene, almeno come filosfia).

Per la difesa, il discorso da fare sarebbe lungo pure qui.

I Lions sono andati in controtendenza rispetto ad una NFL dove i Linebacker puri stanno facendo un po’ la fine del dodo e, per una buona metà di stagione, hanno ottenuto dei buoni risultati, anche con un po’ di stupore tra gli analisti che vedevano in campo una difesa base (4 DL 3 LB) che giocava molto uomo e che funzionava!.

Purtroppo gli infortuni durante la stagione hanno picchiato forte ed hanno messo in luce come questo stile di difesa sia estremamente dipendente dal personale che metti in campo: sparito Arnold (mai apprezzato fino a che non si è visto quanto valesse per Sheppard), mai entrato davvero in stagione Kerby (e preghiamo per il futuro) e perso pure Branch le prestazioni della difesa si sono deteriorate rapidamente.

A difesa di Kelvin Sheppard, questi ha provato a variare e trovare altre soluzioni in corsa (mettendo in campo tantissima zona nelle partite di Dicembre) ma i collassi sui terzi e quarti down che indicavo prima hanno reso vano ogni sforzo. Probabilmente, il tentativo di rendere la difesa bend, don’t break ha spinto la stessa a stare troppo tempo in campo, fino a gassarla nei momenti decisivi (specie contro le corse).

(A proposito, sapete che Aidan Hutchinson gioca il 9% di snap in più di Myles Garrett? Sono l’unico a cui pare assurdo?)

Da un punto di vista più generico e, senza andare avanti per ore come sarei tentato, i Lions 2025 quando dovevano mettere la marcia hanno invece ripetutamente grattato, anche da un punto di vista psicologico. I problemi in quelli che erano punti di forza (i terzi down, la capacità di concedere iarde ma non punti) non sono mai scomparsi con l’andare della stagione come si sperava ed il trash talk (“noi siamo i Lions, giochiamo come vogliamo ed imponiamo la nostra volontà”) è diventato rapidamente vuoto con gli avversari che hanno visto oltre le apparenze.

In particolare, in division sia i Packers che i Vikings hanno affrontato i Lions sempre dando il 110% ed i Lions non hanno avuto le risposte pronte.

Ora, come ho detto il successo continuo in NFL è una chimera e, da un certo punto di vista, andare 9-8 in una stagione in cui tutto sembra essere andato storto non è male. Dan Campbell e Brad Holmes sembrano in grado di imparare dai propri errori (ma devono dimostrarlo) ed la prossima stagione sarà indubbiamente diversa.

Resta il magone per aver sprecato un’altra ottima annata di Jared Goff, chiamato spesso a fare il giocoliere mentre camminava sulle uova per tenere insieme i pezzi di un attacco sempre sull’orlo di una crisi di nervi.

O l’esemplare rientro di Aidan Hutchinson dopo il tremendo infortunio dello scorso anno.

Come aveva detto Campbell due anni fa, il campionship contro i Niners potrebbe essere la massima espressione di questo gruppo. Personalmente, non lo credo ma il lavoro da fare c’è e non sarà facile perché alcuni problemi rischiano di diventare strutturali o peggio di mentalità.

Buona offesason e sempre one pride!

[1]: il campione è poco numeroso ma è quanto abbiamo a disposione.


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