
Per il momento gli eventi della free agency sono abbastanza secondari: il terzo giorno sono stati garantiti dei compensi a giocatori che sicuramente non sarebbero andati da nessuna parte (tipo Alim McNeil o Jared Goff) e c’è stato qualche altro addio (tipo Grant Stuard ai Rams) ma niente di particolarmente notevole.
Possiamo quindi dedicare un minuto al ritiro di Darius “Big Play” Slay; scelto al draft del 2013 dai Lions al secondo giro ebbe un pessimo primo anno, che fece immediatamente gridare al bust. Invece, come spesso capita con i corner, Slay aveva bisogno solo di gestire il passaggio al livello superiore, spesso traumatico per i cornerback. Nel 2014 divenne una delle componenti chiave della difesa di una delle squadre migliori dei Lions in questo secolo, quella che fu fermata anche da una chiamata scellerata alle porte di una vittoria storica contro i Cowboys a casa loro.
Slay rimase uno dei punti di forza dell’unità allenata da Teryl Austin e Jim Caldwell anche dopo quell’anno, malgrado la decisione di disintegrare in offseason la linea difensiva che tanto impatto aveva avuto durante la stagione. Slay si guadagnò in questi anni il soprannome di “Big play” per la sua capacità di cambiare la partita con i suoi intercetti, da fantastico interprete della zona quale era, e lo lo status di favorito dei fan, grazie al suo carattere estroverso. Il gesto di no fatto agitando l’indice della mano destra divenne rapidamente un simbolo di una secondaria che schierava Glover Quin e Quandre Diggs.
Purtroppo, nel 2018 la gestione cambiò ed avere un carattere estroverso divenne un peccato non espiabile nemmeno con gli otto intercetti dell’anno precedente e relativa nomina come All-pro in prima squadra. Dopo due anni di difficile convivenza con il nuovo allenatore capo, Slay chiese ed ottenne di essere scambiato approdando così alle Eagles dove provvide subito ad alzare di una tacca il livello della secondaria, coronata dalla vittoria al Super Bowl nel 2024. I Lions ottennero un terzo giro, visto quanto era deteriorata la situazione.
Lo scorso anno Slay ha chiuso la carriera con gli Steelers, assieme al suo vecchio amico Teryl Austin, prima di essere rilasciato da Pittsburgh e reclamato dai Bills, per i quali però si è rifiutato di scendere in campo, asserendo che avrebbe giocato solo per le Eagles.
Il fatto che quest’anno, subito prima del ritiro, abbia ripetuto questa intenzione può far pensare che la sua intenzione sia quella di ritirarsi come membro di questa organizzazione e visto il grado di successo ottenuto in Pennsylvania, non me la sento di volergliene se dovesse scegliere questa strada.
Da parte mia, non posso che chiedermi come sarebbe stata la sua carriera se non fosse stato per quella sciagurata offseason del 2018 che trasformò quella che stava per diventare una contender in una delle barzellette della NFL.
Buona fortuna a Slay per il suo prossimo capitolo, con tutto il nostro affetto.
(per la lacrimuccia o perché non lo avete mai visto giocare, cliccate il link.)