
(Update: 21.10)
Dopo un po’ di tempo e Maalox per digerire le notizie di ieri, è il momento di vedere cosa venga detto in giro sulla decisione dei Ford di rinnovare la fiducia a Bob Quinn e Matt Patricia per il 2020.
Iniziamo con Dave Birkett, che si mantiene abbastanza neutrale. I problemi sono evidenti i Ford sono frustrati più di ogni altro, secondo Birkett: loro pagano ed avevano pagato per un contender non per questo schifo. Tuttavia, proseguire un altro anno il processo in corso secondo loro è la scelta giusta. Quello che gli pensare fa mossa possa essere azzeccata è l’influenza sulla stessa di Sheila Ford Hamp, che è sempre stata il membro della famiglia più interessato ai Lions e che gli pare incisiva e attenta, con una visione alle spalle. Ford Hamp ha per la prima volta assunto un ruolo pubblico il che può essere molto importante anche in chiave futura.
Kyle Meinke (MLive) è sulla stessa linea più o meno, e mette l’accento sul fatto che i Ford sono consapevoli che la decisione gli costerà nell’immediato anche in termini di biglietti venduti e di contraccolpo mediatico ma che considerano i vantaggi a lungo termine derivanti dal non mandare tutto all’aria superiori nel lungo periodo.
Proseguiamo con un altro conoscitore della scena di Detroit, Bob Wojnosky che pare molto meno comprensivo. Secondo Wojo, i Ford hanno fatto la scelta più comoda, abbassando gli obbiettivi in corsa e restando passivi, fedeli al motto “se è rotto, non lo riparare”. Una leadership sul 9-20-1 non ha fatto nulla per meritarsi la riconferma ma la ottiene lo stesso perché la proprietà è troppo pavida da premere il reset. Sicuramente un’opinione diffusa.
Passiamo ad un’altra vecchia conoscenza: Mike Florio di Profootballtalk che solleva un punto importante. Secondo lui, i Lions hanno fatto bene a proseguire con l’attuale guida tecnica ma hanno sbagliato a dichiarare pubblicamente che si aspettano di competere ai playoff il prossimo anno. La NFCN è una division ultracompetitiva ed un ultimatum così netto potrebbe da un lato spingere Quinn e Patricia a dare la priorità alla propria sopravvivenza professionale a breve termine rispetto al benessere della franchigia a lungo termine. Dall’altro, potrebbe allontanare quei giocatori che non vogliano rischiare di trovarsi invischiati in una situazione volatile che potrebbe portare ad un progetto totalmente diverso nel 2021. Meglio avrebbero fatto i Ford, arguisce l’acuto Florio, a fare presenti i loro desiderata in privato, per non complicare un lavoro già difficile così. Personalmente, ritengo che la frase incriminata sia stata una concessione ad una fanbase frustrata come non mai da parte di un proprietà con sentimenti tutto sommato simili.
Nel mondo di internet non troverete un sito più favorevole alla mossa che Pride of Detroit: sia Jeremy Reisman, editor principale, ieri che Hamza Baccouche oggi ad approvare la decisione. Più lungo ed articolato il primo articolo in cui l’autore definisce la situazione attuale una “lose-lose situation” decisamente non ideale ma ritiene che questa decisione dia le maggiori chance alla squadra. Una cosa che Reisman mette in chiaro e che non vedete scritta da molte parti (compreso qui, lo ammetto) è che questo è ormai chiaramente un rebuild, non un semplice upgrade. I Lions hanno disfatto coscientemente il roster e la cultura aziendale per sostituirla per una nuova e questo richiede tempo (e sangue, sudore e lacrime pare a me). La dirigenza tutta avrebbe fatto meglio ad essere chiara nel 2018 al riguardo, invece di far credere che si potesse essere competitivi subito ma questo danno è fatto e licenziare tutti non raddrizzerebbe la situazione anzi potrebbe anche peggiorarla.
Passiamo ad un mezzo diverso, un podcast, il Detroit Lions podcast che ha alcuni lati positivi. In primo luogo caricano tutto su YouTube e ciò rende possibile vedersi le puntate con dei comodi sottotitoli, in più ospitano spesso Jeff Risdon, editor in capo a Lionswire, le cui osservazioni meritano sempre attenzione.
The Riz solleva un punto da sottolineare: cambiare ogni due anni GM e Coach vuol dire essere i Cleveland Browns. E dovete voler essere meglio dei Cleveland Browns. Anche perché, opina il nostro, se inizi a cambiare i vertici troppo spesso, i migliori candidati scarteranno a prescindere quella posizione per non rischiare di finire bruciati.
Questo non vuol dire dare tempo infinito ma un terzo anno a Patricia ed un quinto a Quinn non danneggerà la reputazione della proprietà mentre la stabilità potrebbe dare dividendi.
Certo non è automatico, dico io, altrimenti i Bengals e Marvin Lewis avrebbero dovuto vincere un super Bowl per forza in sedici anni e così non è stato ma non credo che i Ford abbiano la pazienza dei Brown a Cincinnati.
Il resto dell’ora e mezzo di video è interessante, specie parlando di draft e di David Blough ma si esula. Comunque sappiate che questo è l’unico podcast che ascolto sia pure saltuariamente.
Per finire andiamo dritti alla fonte, la lettera aperta che Martha Ford, Sheila Ford Hamp e Rod Wood hanno indirizzato sul sito ai tifosi, spiegando il motivo della conferma della gestione attuale e annunciando che non ci saranno aumenti di prezzo per gli abbonamenti, anzi semmai riduzioni (probabilmente per cercare di lenire il colpo già previsto).
Non c’è niente di davvero nuovo e tutto riecheggia ciò che era traspirato ieri e che avete letto qui: malgrado un record davvero spiacevole e sorprendente, si sono visti segnali di progressi che fanno pensare ad avere delle fondamenta solide per il futuro; inoltre le squadre top della lega hanno tutte un piano a lungo termine che richiede stabilità e, per questo, vogliono vedere il terzo anno del progetto di Patricia con la reiterata richiesta, tanto non apprezzata da Florio sopra, di essere in contesa per i playoff il prossimo anno.
Vedremo cosa succederà: gli ultimi anni, gli infortuni e la gestione degli stessi, i problemi della difesa nel 2019 non fanno sperare in bene ma siamo fan e, probabilmente, ci troveremo già questo gennaio a seguire i cambiamenti nello staff, se non addirittura a già parlare della partita con i Broncos questo fine settimana.
Che ci vogliamo fare? Ognuno ha le sue passioni.
UPDATE: Vi linko questo pezzo non tanto per l’articolo in sè che riecheggia sentimenti noti, quanto per la clip allegata: Dan Orlovsky dice che se licenzi Caldwell dovevi andare avanti e non indietro mentre Jack Del Rio dice direttamente che non c’è modo di definire il licenziamento di Jim Caldwell se non come un errore. Wow, sicuramente una stroncatura netta.
( Questo paragrafetto verrà aggiunto alla rassegna stampa di oggi)