
Non è la prima volta che la prestigiosa rivista on line The Ringer dedica le sue attenzioni ai Lions ed a Dan Campbell quest’anno ed ora, alla fine della stagione, torna a parlarne identificandoli, appunto, come il rebuild più promettente della NFL.
I Lions non sono nella lista delle franchigie NFL decisamente imbarazzanti per gestione (lista non trascurabile) ma sembrano diretti verso un futuro per una volta migliore.
Dan Campbell è arrivato con uno stile diciamo un po’ particolare che non tutti hanno apprezzato e non ha vinto molto, anzi magari ha vinto meno di altri squadre con roster simili. Tuttavia attorno alla squadra e tra i tifosi non si vedono i soliti segni di disfunzione che tanto sono comuni in NFL (frustrazione, imbarazzo, grida per licenziamenti selvaggi).
E questo non solo deriva solo dal proverbiale ottimismo di una fanbase per cui questo, invariabilmente "sarà l’anno giusto" ma ha delle basi. E non solo per la crescita di giocatori come Amani Oruwariye o del nostro dio del sole egizio preferito, Amon-Ra St. Brown ma per la capacità dell’attuale dirigenza e staff di scegliere le giuste priorità.
Rebuilding teams prioritize veterans over youth far too often, unwilling to endure the inevitable growing pains that come with young players in new roles. […] It would have been all too easy to focus on Raymond and Reynolds in the passing game; but the Lions knew that investment in young players matters more.
I team in rebuild danno la priorità ai veterani rispetto ai giovani troppo spesso, non volendo sopportare le inevitabili crisi di crescita che giungono mettendo dei giocatori giovani in nuovi ruoli. […] Sarebbe stato fin troppo semplive mettere l’accento su Raymond e Reynolds nel gioco di passaggi; ma i Lions sapevano che investire in giocatori giovani importa di più.
Un esempio è la scelta (già ampiamente lodata) di mollare Jamie Collins per dare più spazio a JRM e Derrick Barnes. Barnes deve giocare meglio e fare esperienza e, nota l’autore dell’articolo Ben Solak, è meglio che impari cosa può o non può fare quest’anno sul 2-13-1 o il prossimo anno magari sul 3-3, mentre cerchi di mettere insieme una corsa ai playoff?
Detroit has been prioritizing development over wins pretty much all season—in part because it has to, but in part because that’s what’s necessary in a rebuild. That’s what put eight rookies on the field against the Seahawks for more than 50 percent of the snaps. So what if they gave up 51 points? They beat the Cardinals two weeks prior on the back of a stellar performance by undrafted third-year running back Craig Reynolds. With young players come peaks and valleys; with development comes surges and stumbles.
Detroit ha dato la priorità allo sviluppo rispetto alle vittorie praticamente tutta la stagione- in parte perché non aveva scelta, ma in parte perché è quello che bisogna fare in un rebuild. E per questo che metti otto rookie in campo contro i Seahawks per più del 50% degli snap. Che importa se concedi 51 punti? Hanno sconfitto i Cardinals due settimane prima grazie ad una performance stellare di un giocatore undrafted con tre anni di esperienza Craig [Netflix NdR] Reynolds. Con dei giocatori giovani capitano picchi e buche; con lo sviluppo capitano ascese e cadute.
Il che ci porta alla conclusione dell’articolo: parlare è facile e molti team parlano bene. Fare le cose come si deve è più difficile e Detroit lo sta facendo. "A lot of rebuilding teams talk a good talk. Detroit is walking the walk, and that’s much tougher to do."
Non è solo quanto scritto ma è la capacità di cambiare in corsa le cose che non vanno e di sviluppare una cultura solidale che consenta di superare le asperità di una stagione ricca di sconfitte. Perché a mandare tutto in vacca e finire con le coltellate dietro la schiena è un attimo. Ed, invece, vedete come DC e Anthony Lynn hanno affrontato un argomento potenzialmente spinoso come la scelta di passare i giochi da OC a HC senza troppo chiasso e con la massima professionalità, sia a microfoni accesi che a microfoni spenti. (Magari paragonatelo al circo a cui abbiamo assistito a Jacksonville).
Aggiungo, dopo cotanto senno, un’osservazione personale: è stato importante anche per Dan Campbell e soci accettare pienamente il ruolo dell’underdog, dello sfavorito ed applicare tutte quelle tattiche note ma che spesso vengono considerate con una certa sufficienza. Gli onside kick a sorpresa, i fake punt, i quarti down a iosa: tutte cose che possono aiutare ad intorbidire le acque contro avversari più forti e che i Lions non hanno avuto difficoltà a mettere in campo. Può sembrare poco ma, spesso, i coach di team in ricostruzioni finiscono per affidarsi a cose tipo i punt da metà campo non si sa bene se per troppo conservatorismo o perché perdere per pochi punti fa miglior figura sui giornali.
Invece, abbracciare così decisamente un approccio aggressivo da parte della squadra, ha dato energia ad una squadra che, più sì che no, ha trovato il modo di tenere aperte le partite in situazioni improbe. Non è sempre andata bene ma credo per un giocatore sia importante sapere che può farcela, questa domenica o quella. Vedremo se un roster meno fallato porterà DC a rivedere al ribasso questo aspetto, onestamente spero di no.
Ovviamente per il futuro niente è garantito ma possiamo far nostro il finale dell’articolo originale. Forse i Lions di Campbell non mostreranno progresso nel loro secondo anno (sgrat!) ma
In una lega zeppa di situazioni imbarazzanti, quello che era il candidato di tutti durante la preseason a diventare la squadra più terribilmente scabrosa è tutto tranne che questo.
Con l’attenzione che si sposta giustamente ai play off, Ben Solak invita a fermarsi un attimo e togliersi il cappello di fronte ai Lions, che non hanno mai avuto una vera chance di arrivarci, alla post season ma che si sono sicuramente messi sulla strada per tornarci presto.
(Gesti apotropaici, se volete).
One Pride!
2 thoughts on “Il rebuild più promettente della NFL.”