
Quando due anni fa Sheila Hamp Ford decise di smantellare la precedente organizzazione dei Lions, una delle prime scelte che fece fu riportare a Detroit Chris Spielman, leggendario Linebacker degli anni ’90.
La notizia fu accolta con evidente favore da parte dei fan ma la domanda che molti si posero fu quale che sarebbe stato il suo ruolo.
Senza esperienza dirigenziale ma solo come giocatore e telecronista, di cosa si sarebbe occupato? Avrebbe aspirato a rimpiazzare col tempo il nuovo GM? Sarebbe stato un novello Rasputin nell’orecchio della proprietà?
Spielman è rimasto molto defilato in questi due anni, limitandosi a spiegare che avrebbe fatto quello che sarebbe servito, compreso portare le bocce d’acqua durante il training camp ma senza entrare troppo nei dettagli.
Si sapeva che aveva aiutato nello scouting dei Linebacker (risultando fin troppo esigente all’inizio), affiancava SFH in varie apparizioni e durante gli allenamenti ma, in linea generale, è rimasto molto defilato.
Ad appagare la nostra curiosità, arriva un articolo della Detroit News (che mi risulta per abbonati, il che mi suona strano visto che l’ho letto senza abbonamento ma siate preparati) dove Spielman affronta l’argomento.
Novello San Paolo, il suo obbiettivo è "farsi tutto a tutti" (Corinti 1, 9-22) lavorando dietro le quinte per aiutare gli altri a raggiungere quell’obbiettivo che gli è sfuggito da giocatore, il Super Bowl.
Uno dei problemi che Spielman sotto l’impulso di Sheila Hamp ha affrontato di petto è stato sicuramente la separazione tra la parte amministrativa e quella sportiva, una distanza che in più di un’occasione non è stata solo fisica[1] ed era percepita anche all’esterno come causa di più di un problema.
Spielman ha abbattuto la distanza tra le componenti tenendo regolarmente dei corsi di base sul football ("football 101") al Ford Field per gli interessati e, durante la stagione, effettua un’analisi della partita della settimana con tanto di domande e risposte e presenta la partita successiva (ovviamente, tutto strettamente confidenziale).
Questo, assieme agli sforzi anch’essi sotto traccia della proprietaria, ha aiutato a ripulire la cultura dei Lions che ora funzionano (finalmente) come un gruppo organico[2].
Riferendosi agli impiegati Spielman dice che:
I wanted them to feel like they are a Detroit Lion, as much as Jared Goff is a Detroit Lion or Alex Anzalone is a Detroit Lion, or Dan Campbell, Brad Holmes and Sheila Hamp are Detroit Lions. That was one thing, that was kind of the standard that I set."
Volevo che si sentissero Detroit Lions, tanto quanto Jared Goff è un Detroit Lions o Alex Anzalone è un Detroit Lions, o Dan Campbell, Brad Holmes e Sheil Hamp sono Detroit Lios. Questa cosa è lo standard che desidero ci sia".
(Osservazione di passaggio: interessante scelta di giocatori.)
Spielman (con signora) ha anche partecipato agli allenamenti delle cheerleader con ripasso delle regole e prove di tackling improvvisati.
Tutti devono remare nella stessa direzione, secondo l’humble servant Spielman.
Spielman poi reitera che non sta cercando un altro ruolo e che vuole solo che tutti possano lavorare al loro massimo
When that happens, I feel like I win
Il che gli consente di partecipare alle attività della franchigia sul lato sportivo senza che nessuno si preoccupi, un risultato non da nulla in un mondo come quello del football, decisamente paranoico e segnato dal licenziamento facile (nonché da accoltellamenti che nemmeno Giulio Cesare).
In questo modo, non solo Spielman può partecipare alle attività di scouting ma arriva pure a mettersi in campo negli allenamenti leggeri (i noti Walktrough) per dare poi le sue note da esperto sul piano offensivo a Ben Johnson e Hank Fraley.
Avete capito bene, signori miei: a 57 anni suonati, Chris Spielman si mette maglietta e calzoncini (spesso con il nastro adesivo sulle caviglie e altrove) con dei giocatori ventenni per aiutare la squadra. Questo al grido "sarò più lento ma i miei occhi funzionano ancora benissimo", immagino.
E l’articolo mostra altre cose che Spielman fa per SFH e per i Lions, che tralascio sennò diventa una fotocopia.
Tutto questo perché?
Perché fondamentalmente ci tiene e vuole raggiungere quel traguardo che gli è sfuggito da giocatore: il Super Bowl.
L’unico obbiettivo è sfruttare questa seconda possibilità, poi pensione:
..When Sheila, Dan and Brad hold up a Super Bowl trophy — this is my No. 1 goal — and I’m sitting in the back thinking, ‘I’m good. I’m done. See you. I’ll be in Sanibel hanging out with a drink.
Sicuramente uno sguardo importante su questi nuovi Lions e sul perché, dopo tanto tempo, la strada intrapresa sembri essere quella giusta.
C’è ancora molto lavoro da fare ma l’energia si sente.
NOTA BENE: visto che come ho detto l’articolo originale potrebbe essere sotto paywall, vi linko due riassunti del medesimo: eccone uno e poi il secondo, in maniera da avere accesso ad altre fonti.
[1]: premesso che faccio ancora i complimenti ad WordPress per aver eliminato le note (che prima c’erano) dall’editor gratuito o averle messe in un posto così complicato che non riesco a trovarle da due anni, gli uffici dei Lions sono al Ford Field mentre il complesso sportivo è fuori città, ad Allen Park.
[2]: vi ricordate quando SFH diceva che i cambiamenti erano stati a tutti i livelli della struttura societaria? Ecco a cosa si riferiva, molto probabilmente.