
Ci siamo, stavolta ci siamo davvero.
Oggi i rookie si ritroveranno ad Allen Park per dare il via al training camp 2023, in vista di quella cje probabilmente è la stagione dei Detroit Lions più attesa e chiacchierata dagli anni ’90 o giù di lì.
La squadra guidata da Motor City Dan Campbell avrà le soddisfazioni che cerca da tanto tempo (e se le avremo noi tifosi, per estensione) o gli ottimismi estivi si riveleranno ancora una volta ingannevoli?
Ovviamente, noi possiamo fare semplicemente gli scongiuri del caso e sentire che odore portano con sé i venti del Michigan. Le premesse ci sono, a giudicare da quello che dicono gli esperti ma, nel football e non solo, molti fattori devono contribuire al successo ed i punti interrogativi per questo training camp sono numerosi.
1. La secondaria rinnovata troverà subito intesa?
Non è un segreto che, durante i primi due anni della ricostruzione, Brad Holmes si sia arrangiato per la secondaria, barcamenandosi tra eredità della passata gestine, free agent pescati dal cestone dell’autogrill e qualche giovane di belle speranze. Come prevedibile, solo qualcuno ha trovato successo a vari livelli, chi più (Jerry Jacobs e Kerby Joseph) e chi meno (Will Harris). Per aspirare seriamente a qualcosa di più che essere spediti fuori senza speranza al primo turno dei playoff, erano necessari degli investi seri ed Holmes ha effettuato un vero e proprio lifting del reparto, attirando a Detroit un vero CB1/2 come Cam Sutton, un giocatore che non avrebbero potuto permettersi se non fosse stato convalescente da un infortunio come Emmanuel Moseley ed una safety top gamma come CJ Gardner-Johnson. Tutto questo in free agency, prima di aggiungere un altro pezzo versatile come Brian Branch nel secondo giro del draft.
Aggiungiamo il ritorno di Tracy Walker e Kerby Joseph come safeties e Jerry Jacobs che finalmente ha un off season degna di questo nome ed i compiti sembrano svolti alla perfezione per dare ad Aaron Gleen la secondaria giusta per un ex-cornerback che crede nella fisicità e nella copertura ad uomo.
L’unico problema (o almeno si spera) è che un turnover così intenso potrebbe portare a difficoltà nella comunicazione tra giocatori non abituati a giocare fianco a fianco e con tanti background diversi.
I primi riscontri dalle OTA sembrano più che positivi, con una comunicazione nella secondaria che non solo sembra non aver sofferto ma pare addirittura migliorata rispetto al 2022. Ma, d’altro canto, fino ad oggi si è giocato in maglietta e calzoncini: i miglioramenti resisteranno anche quando si andrà attivi con i tackle ed entreranno in gioco variabili quali il gioco di corsa ed i tackle, quelli veri?
Resto ottimista ma non lo darei affatto per scontato.
2. Il gioco di corsa vale la candela?
Lo scorso anno i Lions hanno avuto uno dei giochi di corsa più diversi e più efficaci della NFL, quindi la decisione di rimpiazzare in rapida successione RB1 e RB2, sostituendo Jamaal Williams e DeAndre Swift con David Montgomery e Jahmyr Gibbs con notevole esborso di capitale sia monetario che al draft, è stata molto sviscerata e anche criticata.
Premesso che nessuno mi può togliere dalla testa che la fase uno per un miglioramento del gioco di corsa sarà la presenza continuativa dei big 5 nella linea d’attacco, i Lions dovranno giustificare fin da subito questi investimenti. I miglioramenti dovrebbe avvenire non solo sulla disponibilità (Swift è stato raramente al 100% in questi anni) ma anche sull’efficacia dopo il contatto, che è quello che i Lions sembrano cercare in Montgomery, le cui statistiche combaciano con i miei ricordi di un trattore che non si vuole fermare nemmeno a cannonate.
Ben Johnson questa off season ha lamentato ripetutamente le iarde lasciate sul campo, sottolineando quanta possa essere la differenza tra una corsa di cinque iarde ed una di otto sul primo o secondo down. Molto probabilmente ha ragione ma la prova deve essere sul campo ed entrambe le mosse devono portare frutto, specie per evitare una regressione dell’attacco con gli avversari che hanno un sacco di nastro del 2022 da studiare.
3. Quale è l’ordine nel front seven?
E qui, casca il proverbiale equino dalle lunghe orecchie.
I Lions hanno un sacco di giocatori a tutti i livelli del front seven ma poche certezze.
Partiamo dai DT: Alim McNeil è sicuramente titolare, al suo fianco però chi gioca e quanto? Isaiah Buggs è stato una piacevole sorpresa ed una bella storia ma ha passato Maggio e Giugno dietro a Christian Covington il cui arrivo era passato quasi sotto silenzio questa primavera. A questi si aggiunge Brodric Martin che, come quarto giro dell’ultimo draft, sicuramente si prenderà un po’ di spazio come nose tackle. Ma quanto?
Zach Paschal e John Cominsky sono dei Jolly ma ci sono dubbi sulle loro prospettive, anche se per opposti motivi (Cominsky deve confermare i livelli del 2022 mentre Paschal deve tener fede alla sua posizione di scelta).
Sui DE, dietro e di rimpetto ad Aidan Hucthinson ci sono poche certezze: **Charles Harris ** e Romeo Okwara rientrano dopo due infortuni seri ed hanno accettato dei robusti tagli allo stipendio pur di restare nel giro a Detroit. Julian Okwara è incostante. James Houston ha delle mosse eccezionali come pass rusher ma deve crescere un bel po’ per essere un giocatore completo sul bordo (e lo sa e lo dice un po’ anche lui).
Dietro, tra i LB si prevede una coppia Anzalone/Campbell (anche qui per gli investimenti fatti) ma la competizione con Derrick Brown (che sta crescendo) e Malcolm Rodriguez (che resta una macchina da tackle) potrebbe portare a sorprese durante la stagione.
In ogni caso, c’è un sacco da decidere prima di questo autunno.
4. Qualcuno si distinguerà tra le riserve della OL?
Ci sono dubbi su come i Lions supereranno le sei giornate di sospensione per Jameson Williams e su quale sarà l’ordine definitivo per i TE ma, secondo me, l’interrogativo più grande restala profondità della linea offensiva, e scusate se sono ripetitivo.
Che la linea offensiva titolare dei Lions sia uno dei punti di forza della squadra è stato scritto a ripetizione e per buone ragioni: solo il trio Ragnow, Decker e Sewell è tra i migliori del campionato. Quello che si tende ad ignorare è che dietro ai big 5 non ci sono molte certezze: è tornato Graham Glasgow il che ci fa umanamente piacere ma dopo un paio di stagioni altalenanti in Colorado, specie con un 2002 sotto la media ed è chiaro anche dal contratto che i suoi giorni da titolare possono essere finiti. Corby Sorsdal è un rookie da un programma minore che può potenzialmente svolgere un sacco di ruoli ma che sarebbe meglio non gettare immediatamente nel sacro fuoco della battaglia.
Il resto dei nomi sono quantità note come Matt Nelson e Dan Skipper o giovani virgulti (di 200 kg circa, ovvio) che devono crescere per poter giocare nella NFL o che non sono mai andati oltre al ruolo di riserva fissa.
Con Ragnow che gioca con dei problemi cronici al piede (non che questo sembra in grado di metterlo in difficoltà), Vatai che rientra da un brutto infortunio ed una stagione con, si spera, oltre 17 partite da affrontare ad Hank Fraley serve che qualcuno nelle seconde linee faccia un deciso passo in avanti per non vivere davvero pericolosamente questo 2023.
5. Chi calcia? E chi snappa?
Gli ultimi anni hanno visto una gestione degli special team abbastanza approsdimativa, almeno dal nostro punto di vista. Dopo che Michael Badgley è spuntato dal nulla per salvare la stagione 2022, l’obbiettivo dovrebbe essere evitare di dover sistemare di nuovo la posizione in corsa. Dave Fipp ha a disposizione tre alternative:
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Michael Badgley, appunto, affidabile sotto le cinquanta iarde ma con poca potenza addizionale oltre quel limite.
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Riley Patterson, ripreso dai Jaguars dopo essere stato tagliato ad inizio 2022. Praticamente, una fotocopia di Badgley per caratteristiche però più giovane.
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Parker Romo, ex-XFL con una gamba potente, stavolta, ma delle meccaniche diciamo aleatorie (nel senso che un calcio non è mai uguale al precedente).
Più che per i giocatori, il test dovrebbe essere anche per lo stesso Fipp e un pelo per Brad Holmes: uscire pervil terzo anno consecutivo dal training camp con un kicker farlocco non darebbe una bella immagine e potrebbe costare a fine stagione.
C’è poi la questione del long snapper: Scott Daly ha stentato lo scorso anno ed è stato salvato in più di un’occasione dall’abilità del suo holder, Jack Fox per cui non ci sono abbastanza parole di elogio.
Brad Holmes non ha esitato e gli portato come concorrenza Jake MacQuaid, ex-Cowboys nonché ex-Pro Bowler. Un eventuale cambio di long snapper non andrebbe sottovalutato visto che sostituire due terzi dell’unità in un colpo solo potrebbe non essere indolore.
Ovviamente, ci sono mille altre storyline da seguire (lo sviluppo di Hendon Hooker, come sembrerà Jared Goff, lo stato di forma di Tracy Walker. Soprattutto: di quale ricevitore senza futuro i tifosi si innamoreranno durante la preseason?) ma queste mi sembrano quelle più importanti perché il 2023 sia finalmente l’anno della svolta.
One Pride!
2 thoughts on “Cinque cose da seguire al training camp.”