
La prima fase della free agency (e buona parte della seconda) sono in archivio. Al solito siamo stati bombardati di cifre sparate alle stelle e movimenti sorprendenti, effetti speciali e colori ultravivaci, come diceva una di quelle pubblicità che ti data.
I Lions non sono rimasti alla finestra ma non c’è stata traccia dei colpi da prima pagina che qualcuno prospettava (L’Jarius Sneed su tutti, ma anche Christian Wilkins) il che non dovrebbe stupire chi sa ascoltare. BH da bravo cattivone quale è aveva ampiamente monologato parlando alla combine l’approccio che avrebbe avuto per questo primo scampolo di offseason: la free agency è per aggiunte strategiche che siano in accordo con il progetto.
Il grosso dell’attenzione, però, è riservato al mantra “Draft/Develop/Resign” che, nella terza parte, richiede una grossa quantità di fondi che non possono essere, quindi, destinati al nome di grido che fa urlare i tifosi.
Ma, del resto, è il prezzo del sucesso: altre squadre anche in division possono prendersi il lusso di vincere a Marzo, sacrificando scelte e milioni per tamponare le falle di progetti che non stanno avendo/hanno avuto i risultati sperati. I Lions, andati ad uno sputo dal traguardo della vita, devono principalmente tenere insieme la banda e sistemare quei problemi che erano diventati evidenti affrontando la crème della NFL nei playoff.
In questo senso, Brad Holmes ha deciso di provare a sistemare di nuovo la secondaria investendo per il secondo anno consecutivo nel reparto. L’esperienza dello scorso anno rende un po’ dubbiosi ma, onestamente, l’aspetto di una secondaria Carlton Davis/Sutton/Branch con Amik Robertson (21 presenze da titolare) e possibilmente Emmanuel Moseley è più rassicurante di un line-up Sutton/Jacobs (Moseley, forse)/Branch con dietro Vildor e Dorsey.
Tutto può andare storto ma, a parte un lieve buco dietro le safety titolari, il lavoro pare sensato.
La linea offensiva era molto poco probabile che potesse restare intonsa ma, sfruttando il desiderio di Graham Glasgow, di restare a Detroit una delle due guardie (nonchè buon centro di riserva) è stata confermata senza patemi. L’altro spot verrà sistemato al draft oppure con un veterano economico.
In compenso, i Lions hanno attirato DJ Reader dai Bengals che se lo sarebbero venuto volentieri. Un altro arrivo che non è statisticamente impressionante ma che un asso nella sua posizione e che va a rafforzare ulteriormente uno dei punti di forza della difesa Lions, cioè la difesa contro le corse e fa pure da chioccia per Brodric Martin e Josh Paschal.
Qualche scommessa come Marcus Davenport completa il quadro.
In pratica, una free agency responsabile e mirata, fatta tenendo in mente la necessità di spendere per i rinnovi nel futuro prossimo e con la consapevolezza che sono gli avversari in division a dover inseguire e che hanno bisogno di spendere per puntellare coach sulla hot seat oppure rimediare a partenze nelle posizioni importanti (i riferimenti a fatti e persone non sono per nulla casuali).
Del resto, gli investimenti pesanti in free agency non portano spesso ai risultati sperati come qualsiasi tifoso Lions dovrebbe ricordare dai tempi in cui si tiravano contrattoni dietro a ex-Patriots per non riuscire a cavare un ragno dal buco. Ma in generale, i grossi nomi di un anno diventano rapidamente il taglio (o la trade) di un paio di stagioni dopo.
https://x.com/AlbertBreer/status/1767499238403969087?s=20
I giocatori davvero buoni, raramente arrivano in free agency grazie al potere del franchise tag e alla struttura del mercato.
Restiamo tranquilli, godiamoci i proclami altrui e i titoloni della primavera ricordando quello che Holmes ha detto a Febbraio: Tutto quello che viene fatto in questi mesi, per quanto possa apparirci strano, è fatto per vincere a Dicembre.
(E ricordate: Draft, Develop, Resign. Draft, Develop, Resign Ripetere a piacere).