
Eccoci di nuovo qui a parlare di X e O, per approfondire (parole grosse, lo so da me) quella che si preannuncia la vera, grossa novità dell’attacco Lions 2021: l’attacco spread.
Che la nuova direzione sia questa lo abbiamo saputo direttamente da Jared Goff, grazie alla mancanza di paranoia della nuova amministrazione (per la quale li ringrazierò sempre, a prescindere dai risultati), quando Goff ha spiegato di star finalizzando il playbook insieme ad Anthony Lynn, presentandolo come uno “multiplo con basi spread”.
La parola “multiplo” ha preso una brutta nomea a Motown, grazie all’uso a sproposito del termine fatto da chi sappiamo noi e lo riprenderemo dopo. Intanto, vediamo di introdurre lo spread.
Il concetto di spargere (to spread, appunto) i ricevitori per la linea di scrimmage viene spesso considerato un’idea da Nouvelle Vague del football, appena importata dal college ma, in realtà, è molto antica (del resto, come disse un saggio, con undici uomini in campo puoi fare solo una certa quantità di cose prima di ripeterti) e risale ai tempi di Sid Gillman e Don Coryell, pionieri del football, il primo dei quali già sosteneva che “Il campo è largo 160 iarde e voglio che i nostri avversari le debbano coprire tutte e 160” mentre il secondo è colui che ha avviato l’evoluzione dei TE in quello che vediamo oggi, più dei grossi ricevitori che assistenti per il run game.
A Detroit, gli storici ricordano Mouse Davis e la sua Run n’ Shoot, giocata alla fine degli anni 80 quando i Lions stavano entrando negli anni di Barry Sanders (Davis fu il suo primo OC tra 89 e 90), in cui i TE facevano tutto tranne che bloccare.
La variante più famosa della spread oggi è l’air raid, probabilmente dominante in NCAA ma ci sono diverse versioni sparse per gli stati uniti, sia dell’air raid che della spread più in generale. Molte idee derivata da questi sistemi sta passando per osmosi in NFL, soprattutto per l’inserimento di giocatori (specie QB) che sono stati allevati con questi concetti e con questi hanno trovato successo.
Il concetto base dello spread è, appunto, allargare al massimo i giocatori in orizzontale in maniera da creare dei matchup favorevoli. Facciamo un esempio pratico:

Questo è un classico attacco “ristretto” come non se ne vedono praticamente più ma utile come strumento didattico: il QB è al centro; il TE (Y) è in linea accanto al tackle e c’è solo un vero ricevitore esterno (X) sempre all’interno dei numeri. Il backfield è bello pieno con un halfback (HB), un FullBack e ed un running back (TB, riprendendo la vecchissima definizione di tailback).

Le differenze con la spread qui sopra sono ovvie: i ricevitori esterni sono due e sono ai margini del campo fuori dai numeri, quasi sulla linea di out. C’è un ricevitore nello slot (Z), quasi nella posizione che occupava lo X in precendenza. Il TE è un halfback che non è accanto agli uomini di linea ma è staccato dalla linea di scrimmage. Il QB è rigorosamente nello shotgun ed ha un Running back accanto. Qui lo vedete indicato con S usando la nomenclatura di SuperBack che viene usata al college per indicare gli ibridi TE/RB che vanno tanto di moda in quell’ambiente (e che non riescono a sfondare tra i pro. Almeno per ora).
Questo esempio estremo mostra cosa si voglia ottenere usando la spread: mismatch. In particolare, una safety (R= rover o ibrido SS/LB) dovrà coprire il ricevitore Z senza alcun aiuto ed il SAM LB (S) dovrà occuparsi dell’halfback mentre sia X che Y hanno serie possibilità di trovarsi da soli contro un cornerback. Uno di questi quattro duelli rusticani dovrebbe essere favorevole all’attacco, visto, che per quanto brava possa essere, la free safety (FS) resta una sola.
Questa 2X2 quasi estrema è, certo, solo una dei giochi possibili di una spread “normale” che, per quanto meno complicata del vostro tipico attacco pro, ha almeno una dozzina di chiamate possibili con varianti, e questo solo per il gioco di passaggi.
Un effetto collaterale riguarda il gioco di corsa: spargendo i difensori sul campo in questo modo, la box (lo spazio frontale occupato dai difensori, zona in cui spesso si corre) si alleggerisce visto che R e S si devono allontanare dal centro e saranno meno efficaci in run support.
Differentemente da quanto si crede, una spread non è efficace solo come piattaforma di passaggio ma si può correre da essa con successo usando un sacco di concetti (anche se sono favoriti la zona esterna ed interna) e usare con efficacia la play action (video in appendice). Spesso gli attacchi spread usano il QB come minaccia di corsa (option read) in maniera da costringere la difesa spendere un difensore anche su di lui, favorendo ulteriormente il RB o i ricevitori.
Per quanto il concetto di “aprire” le difese sia noto ed apprezzato, va notato che lo schema di Shananan Padre che oggi va per la maggiore in NFL (Kyle Shananan e Mike McVay con tutti i loro epigoni) tende a dare un ampio spazio ai dropback, anche i più lunghi. Specie kyle Shananan usa con frequenza il fullback, che è quasi un pezzo fondante del suo schema mentre McVay opta per essere quasi sempre in personale 11 (un ricevitore, un TE) con un sacco di formazioni condensate.
Solo queste due caratteristiche bastano a distinguerli dalla spread classica che vuole il QB nello shotgun (nella pistol se sei particolarmente originale) per il 99% del tempo e solo il RB nel backfield con il QB, anche se alcuni concetti sono traspirati pure in esse.
Se volete vedere l’attacco più simile ad uno spread puro, in particolare un’air raid, che ci sia in NFL, dovrete guardare le partite degli Arizona Cardinals di Kliff Kingsbury e Kyler Murray ma anche Anthony Lynn ha usato concetti simili nel 2018 (con Tyrod Taylor al centro per i Bills) e con i Chargers (con Justin Herbert nel 2020).
Quali problemi può avere una spread nei pro?
Un sacco ed alcuni derivano da alcune differenze tra il football NCAA ed i pro. La prima è la posizione degli hashmark che nel college sono equidistanti rispetto alle linee laterali mentre in NFL sono asimmetrici molto più stretti, il che rende più semplice difendere ogni lato del campo (la linea laterale, si sa, non ha mai sbagliato un tackle); poi c’è il diverso approccio degli arbitri allo scorrere del tempo: al college è consentito accorciare, quasi azzerare, i tempi tra uno snap e l’altro ed in questa maniera sfiancare le difese. In NFL, un simile atteggiamento porta l’arbitro a mettersi in piedi sulla palla, rifiutandosi di fischiare l’inizio dell’azione per diversi secondi.
Quando Chip Kelly se ne lamentò, gli fu fatto notare che poteva anche tornarsene al college per quanto importava alla NFL del suo parere (cosa poi effettivamente successa ma divago, come spesso mi capita).
Un altro problema è il diverso livello di competizione: tra i pro, i mismatch sono più difficili da creare visto che anche il peggior giocatore è al livello di uno dei migliori studenti dell’università. Aggiungiamo che il comparto ricevitori dei Lions 2021 non è molto preoccupante per gli avversari, almeno a guardare le statistiche passate e che quindi un DC può affrontare i match up uno contro uno senza perdere il sonno e, magari, coprire TJ Hockenson con un un corner e indirizzare la safety su Perriman o Raymond (o Cephus o St.Brown, cambia poco).
Ultimo punto: Jared Goff non è noto come running QB. Non è una statua come Tom Brady o il fantasma di Phillip Rivers degli ultimi due anni ma la sua autonomia si limita ai roll out (anche predeterminati) ed all’occasionale scramble, quindi la componente di option run della spread probabilmente andrà messa in soffitta.
Perché usare una spread per i Lions 2021, allora?
Il motivo principale è: perché Jared Goff ha già dimostrato di saper dare il massimo livello in una spread, anzi è diventato il primo pick assoluto giocando in una spread.
Siamo ormai abituati così a considerarlo come una creatura del sistema di McVay che mi sento costretto ad agevolare le prove:
Sono highlights, non film da all-22 ma si vede tutto il repertorio: lanci, play action, bootleg, scramble, botte prese per effettuare il lancio sotto pressione.
Ma quello che spicca è che si vede un QB deciso, molto diverso da quello che a LA sembrava dipendente dai sussurri del suo allenatore: molto è dovuto anche al sistema di Cal pone molta attenzione alle decisioni presnap, dividendo il campo in due metà e assicurandosi che la palla esca velocemente dalle mani del QB nella maggior parte dei casi. Tuttavia non mi risulta che altri QB abbiano ottenuto gli stessi risultati individuali nello stesso sistema dopo il 2016, quindi qualcosa di suo ci deve essere.
In più, è il caso di rispolverare questo articolo di Mark Schofield (giova ripetere, non il primo pisquano) che avevo già citato questo gennaio e che giunge anche lui alla conclusione che il modo migliore di far tornare ai suoi massimi Goff è proprio… metterlo in una spread, senza se e senza ma. Meno gente ha intorno e meglio è, visto che è al suo meglio in una empty formation secondo l’analista.
A quanto pare Anthony Lynn è giunto alla stessa conclusione ed ha lavorato col suo nuovo QB per accordare il playbook alle sue preferenze (il che è ottimo).
In aggiunta, uno dei problemi più grossi di giocare una air-raid in NFL è che spesso i cinque lineman si trovano a dover coprire in uno contro uno, visto che la responsabilità del TE è fondamentalmente ricevere. Fortunatamente, la linea offensiva Lions pare equipaggiata per far fronte a questa necessità, specie dopo l’arrivo di Penei Sewell.
Cosa vuol dire multiplo in questo contesto?
Ovviamente, senza aver visto nemmeno non dico un down ma un allenamento è dura ma si possono fare delle ipotesi.
In primis, come già sottolineato sopra, in NFL la tattica di arrivare con dodici giochi e ripeterli prendendo per sfinimento non è applicabile. Quindi, dobbiamo aspettarci un numero più elevato di pacchetti di personale e di formazioni rispetto ad una spread del college.
Inoltre, sia TJ Hockenson che JoshDarren Fells sono due forze nei blocchi oltre che buoni bersagli, sprecarli sarebbe un peccato, quindi in alcune occasioni penso che vedremo dei TE in linea sia come decoy che come veri bloccatori per il running game.
Mi aspetto l’inserimento di diversi dropback, specie quelli più corti (tre passi) che Goff ha padroneggiato a LA. Non avrebbe senso azzerare del tutto l’evoluzione avuta dal giocatore, quindi me li aspetto.
Inoltre, questo consentirebbe all’attacco di schierarsi in una formazione classica per poi passare rapidamente alla spread in shotgun (mismatch) o viceversa, condensare la formazione improvvisamente spostando Goff al centro (ancora una volta ripetiamo la parola chiave: mismatch).
Concludendo
Sicuramente ci sarà di più (con 1800 parole non ci scrivi nemmeno l’introduzione di un playbook serio) ma onestamente trovo molto interessante quello che Lynn e Goff (e Campbell) potranno cucinare in questi mesi.
Non so quanto potrà esser efficace ma le basi sono sicuramente eccitanti. Qualora l’attacco mostri segnali confortanti (onestamente trovo più indietro la difesa, malgrado gli innesti), Goff potrebbe davvero rimettere in carreggiata la sua carriera ed i Lions non doversi preoccupare di selezionare un QB altissimo nel 2022 e potrebbe essere Kayvon Thibodeaux time. Ma non corriamo troppo.
2 thoughts on “Alla scoperta dello spread attack.”